
L’era del coronavirus non ha rappresentato esclusivamente un’emergenza sanitaria, sociale ed economica senza precedenti nella nostra storia recente. Questo shock globale ha innescato una riflessione profonda sulla governance dei fondi europei e sull’intera architettura istituzionale dell’Unione, rendendo assolutamente indifferibile un processo di modernizzazione degli Stati membri.
Oggi, chi persegue una vera “Recovery Vision” sa perfettamente che la resilienza non è solo un concetto astratto da inserire nei trattati, ma un obiettivo concreto da raggiungere attraverso riforme strutturali mirate e un ripensamento totale della governance dei fondi europei.
Dal Recovery Fund al Next Generation EU: la Nuova Governance dei Fondi Europei
Negli ultimi tre anni, l’impiego delle risorse comunitarie è diventato il baricentro dell’azione politica ed economica internazionale. Strumenti innovativi come il Recovery Fund e il Next Generation EU hanno introdotto nuovi e rigorosi principi di progettazione, modificando radicalmente la governance dei fondi europei.
Oggi, fondi strutturali e fondi complementari non sono più considerati unicamente come un serbatoio di “risorse pubbliche” a fondo perduto, ma come veri e propri motori di crescita da utilizzare in un contesto che dovrebbe essere, idealmente, flessibile, semplificato e orientato al risultato. La pandemia ha imposto agli Stati membri la creazione del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), trasformando l’utopia della semplificazione burocratica in una stringente necessità operativa da portare a termine entro il 2026. Affinché questo piano abbia successo, una solida governance dei fondi europei è diventata il prerequisito fondamentale.
La sfida dell’Italia: Semplificare la Governance dei Fondi Europei
Il nostro Paese affronta questa sfida storica portando con sé il peso di una storica e cronica lentezza amministrativa. Per superare la prova del PNRR e allinearsi alla nuova governance dei fondi europei, l’Italia è chiamata a uno sforzo immane, strutturato su direttrici precise:
- Semplificare le istituzioni: snellire i processi decisionali e i passaggi autorizzativi.
- Digitalizzare la Pubblica Amministrazione: rendere i flussi di dati trasparenti e interconnessi.
- Implementare la transizione ecologica: orientare la spesa pubblica verso la sostenibilità.
- Adottare nuovi sistemi di contabilità: passare da una logica formale a una contabilità analitica.
L’obiettivo ultimo è trovare una sinergia perfetta tra risorse interne, politiche di coesione e PNRR, superando le inefficienze che hanno da sempre rallentato la governance dei fondi europei in Italia.
Il Mutamento Istituzionale: Controllo e Visione Manageriale nella Governance dei Fondi Europei
Il cambiamento più significativo e dirompente riguarda l’apparato istituzionale dell’Unione. Il sistema sta chiaramente virando verso una visione manageriale delle programmazioni d’investimento. I policy makers che delineano la governance dei fondi europei puntano a:
- Sopprimere le procedure inutili e ridondanti.
- Supportare proattivamente i processi di semplificazione locale.
- Ridurre in modo drastico i carichi burocratici per imprese e PA.
In questo nuovo scenario, i controlli diventano la garanzia reale del corretto uso delle risorse comunitarie. Non si parla più di controlli meramente formali sui documenti, ma di una razionalizzazione delle funzioni per eliminare le frodi e gli sprechi che hanno caratterizzato gli anni precedenti, minando la credibilità della governance dei fondi europei.
Next Generation EU: Verso un Public Management “Business-Oriented”
L’essenza intrinseca del Next Generation EU spinge l’Europa verso un modello avanzato di Public Management. Questo sistema si basa sulla rendicontazione “performance-based”: un sistema di contabilità e di governance dei fondi europei rigorosamente orientato ai risultati.
La gestione finanziaria è ora strettamente legata al conseguimento di specifici Milestone (traguardi qualitativi) e Target (obiettivi quantitativi). Solo il raggiungimento certificato di questi M&T garantisce l’effettiva rimborsabilità dei fondi agli Stati, assicurando una spesa efficiente e regolare. È un passaggio epocale: si transita in via definitiva dalla gestione statale puramente burocratica a una gestione manageriale.
Conclusione: Una Traiettoria Comune per la Governance dei Fondi Europei
Siamo ancora in una fase primordiale per poter analizzare i risultati definitivi di questo immenso piano di investimenti, ma la direzione tracciata è ormai chiara. Come ricordava David Sassoli:
“…bisogna ripensare gli strumenti della governance europea in modo che essa stessa possa sostenere gli investimenti nelle transizioni energetiche e digitali e la lotta contro la povertà”.
Il successo del PNRR dipenderà dalla capacità di ogni singolo Stato di dotare la propria Pubblica Amministrazione degli strumenti necessari per affrontare le sfide del futuro, rendendo la governance dei fondi europei un modello di efficienza.
Pordenone, 28 Settembre 2023
Avv. Dalila Alati

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FAQ: Governance dei Fondi Europei e sul PNRR
Cos’è cambiato nella governance dei fondi europei con il PNRR?
L’approccio è passato da una rendicontazione basata sui costi sostenuti a un modello “performance-based”. Oggi la governance dei fondi europei vincola l’erogazione del denaro al raggiungimento concreto di specifici obiettivi (Milestone e Target).
Quali sono le maggiori criticità per la governance dei fondi europei in Italia?
L’ostacolo principale è rappresentato dall’eccessiva burocrazia della Pubblica Amministrazione. Per ottimizzare la governance dei fondi europei è fondamentale investire nella transizione digitale e nella semplificazione delle procedure di appalto.
Cosa succede se non si rispettano i Target del PNRR?
Se uno Stato membro fallisce nel raggiungere gli obiettivi qualitativi e quantitativi prefissati, le regole della nuova governance dei fondi europei prevedono il blocco o la sospensione dei rimborsi finanziari da parte della Commissione Europea.





