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Naspi anticipata: Guida Definitiva alla Restituzione e alla Sentenza 90/2024

Regole di restituzione INPS per la Naspi anticipata

La Naspi anticipata rappresenta una straordinaria opportunità economica per chi perde il lavoro, ma le sue rigide regole di restituzione possono talvolta rivelarsi una vera e propria trappola burocratica. Negli ultimi anni, l’INPS e la giurisprudenza si sono scontrati aspramente su un tema caldissimo: cosa succede se la nuova impresa fallisce e il lavoratore torna a fare il dipendente? Questa guida analizza l’evoluzione giurisprudenziale, culminata con l’importantissima sentenza 90/2024 della Corte Costituzionale, che ha finalmente fatto chiarezza sulle modalità di recupero degli importi.

Cos’è e a chi spetta la Naspi anticipata

L’indennità di disoccupazione ordinaria viene riconosciuta dall’INPS ai lavoratori subordinati che hanno perso involontariamente la propria occupazione, erogandola mese per mese. Tuttavia, la normativa vigente consente al disoccupato di richiedere la Naspi anticipata in un’unica soluzione, ricevendo in un solo bonifico tutto il montante spettante.

Questa opzione liquidatoria si attiva unicamente quando il percettore intende:

  • avviare un’attività di lavoro autonomo (partita IVA);
  • costituire e gestire un’impresa individuale;
  • entrare come socio lavoratore all’interno di una cooperativa.

L’obiettivo del legislatore è nobile: favorire l’autoimprenditorialità, stimolare l’economia reale, agevolare la creazione di nuove imprese e ridurre attivamente il tasso di disoccupazione, offrendo un capitale di partenza essenziale per chi non ha accesso al tradizionale credito bancario.

Quando nasce l’obbligo di restituzione per la Naspi anticipata?

Uno dei temi legali più discussi nei tribunali del lavoro riguarda proprio cosa accade quando il beneficiario della Naspi anticipata è costretto a chiudere prematuramente l’attività e torna a lavorare come dipendente subordinato prima della scadenza naturale del periodo originariamente indennizzabile.

La domanda centrale è: l’importo della Naspi anticipata va restituito all’ente previdenziale integralmente o solamente in parte? Fino a poco tempo fa, la rigidità del sistema statale non ammetteva sconti. Negli ultimi anni, la Corte Costituzionale è intervenuta a più riprese, fornendo due risposte distinte nel tempo e delineando due diversi orientamenti.

1° Orientamento: restituzione integrale della Naspi anticipata

Con la sentenza n. 194/2021, la Consulta aveva inizialmente stabilito che l’obbligo di restituzione totale sorge inesorabilmente quando il lavoratore, dopo aver ricevuto l’anticipazione economica, instaura un nuovo rapporto di lavoro subordinato.

Questo principio si applica anche se il soggetto decide di mantenere aperta la propria attività autonoma parallelamente al nuovo lavoro dipendente (sia esso part-time o full-time). La ratio di questa decisione rigorosa mirava a tutelare le casse dello Stato e a evitare abusi da parte di chi richiede l’incentivo della Naspi anticipata senza avere la reale intenzione di avviare un’attività imprenditoriale duratura.

2° Orientamento: restituzione proporzionale della Naspi anticipata

La recentissima sentenza n. 90/2024 segna un cambio di prospettiva storico per il Diritto del Lavoro. La questione giuridica è arrivata alla Corte su rinvio del Tribunale di Torino, in relazione al caso di un cittadino che aveva avviato un’attività nel settore della ristorazione, finanziata grazie ai fondi della Naspi anticipata.

A causa delle chiusure imposte dalla pandemia da Covid-19, l’attività subisce un crollo totale e viene chiusa. Il lavoratore si ricolloca con un contratto a tempo indeterminato, e l’INPS richiede la restituzione integrale del capitale erogato. Chiamata a pronunciarsi, la Corte dichiara incostituzionale tale eccessiva rigidità e salva il lavoratore.

Quando la restituzione della Naspi anticipata non può essere totale

Secondo i Supremi Giudici, pretendere la restituzione integrale risulta irragionevole e vessatorio quando si verificano tre condizioni specifiche:

  • l’attività imprenditoriale è stata concretamente avviata e gestita per un periodo di tempo apprezzabile;
  • la chiusura forzata è dovuta a cause sopravvenute, imprevedibili e oggettivamente non imputabili al lavoratore (es. pandemia, disastri naturali, crisi di settore imprevedibili);
  • il percettore si trova costretto a trovare immediatamente una nuova fonte di reddito per garantire la propria sussistenza.

In queste situazioni di oggettiva difficoltà, la restituzione della Naspi anticipata deve essere esclusivamente proporzionale al periodo in cui il lavoratore instaura il nuovo rapporto di lavoro subordinato all’interno della finestra temporale inizialmente coperta dal sussidio. Il capitale erogato diventa “indebito” solo per i giorni in cui il cittadino percepisce la nuova retribuzione da dipendente.

Il problema aperto e le circolari INPS sulla Naspi anticipata

Cosa cambia oggi? La Corte non elimina l’obbligo formale di restituzione, ma lo rende proporzionato e umano nei casi in cui il fallimento non sia dovuto al normale rischio d’impresa. Tuttavia, un grave problema pratico resta aperto. Nonostante la cristallina chiarezza giurisprudenziale, manca tuttora una circolare operativa dell’INPS che disciplini la pratica della Naspi anticipata. In assenza di direttive centrali che stabiliscano i criteri oggettivi per valutare la “non imputabilità” della causa, gli uffici territoriali potrebbero ancora emettere provvedimenti di recupero totale, costringendo i cittadini al ricorso.

Conclusioni

La sentenza n. 90/2024 rappresenta un passo essenziale verso una disciplina amministrativa più equa per chi usufruisce della Naspi anticipata, tutelando l’imprenditore colpito da eventi straordinari. In caso di successiva assunzione, l’INPS non ha più il potere assoluto di richiedere l’intero capitale.

Catania/Pordenone, 09 Ottobre 2024

Avv. Dalila Alati

FAQ: Domande Frequenti sulla Naspi anticipata

Che cos’è l’anticipazione in un’unica soluzione?

Si tratta della liquidazione completa del sussidio mensile spettante, concessa al lavoratore disoccupato che dimostra di voler avviare un’attività di lavoro autonomo o un’impresa individuale.

Quando l’INPS chiede indietro i soldi erogati?

L’INPS procede al recupero forzoso se il beneficiario, prima della scadenza naturale del periodo per il quale l’indennità era stata originariamente calcolata, firma un nuovo contratto di lavoro subordinato.

Devo restituire tutta la somma se l’impresa chiude per una calamità?

No, grazie alla sentenza 90/2024, se la chiusura avviene per cause di forza maggiore imprevedibili e oggettivamente non imputabili a tue mancanze gestionali, la restituzione avverrà solo per i mesi non goduti, salvando il principio di proporzionalità.

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Catania/Pordenone, 09 ottobre 2024
Avv. Dalila Alati