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    La trasformazione telematica degli enti pubblici viene spesso presentata come la soluzione definitiva contro lentezza e burocrazia. Tuttavia, nella realtà quotidiana, i disservizi della Pubblica Amministrazione digitale rappresentano un ostacolo sempre più frequente. SPID, portali in crash e piattaforme malfunzionanti, invece di avvicinare il cittadino alle istituzioni, finiscono spesso per escluderlo, impedendo l’accesso ai propri diritti fondamentali.

    In questa guida, lo Studio Legale Alati analizza le conseguenze legali dei malfunzionamenti tecnici e gli strumenti giuridici a tua disposizione per difenderti da ogni tipologia di Disservizi della Pubblica Amministrazione digitale.

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    L’identità digitale (SPID) e il rischio di esclusione sociale

    Oggi, l’accesso tramite SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) o CIE è il passaggio obbligato per interagire con lo Stato: dalla previdenza alla sanità, fino alla partecipazione ai concorsi pubblici.

    Tuttavia, questo sistema presuppone il possesso di dispositivi adeguati e competenze informatiche. Per anziani, persone fragili o soggetti con ridotta alfabetizzazione digitale, questa transizione si traduce in una discriminazione indiretta. L’esercizio di un diritto non può dipendere esclusivamente dalla capacità di utilizzare uno smartphone; quando lo Stato non garantisce l’accesso, i disservizi della Pubblica Amministrazione digitale si trasformano in una barriera democratica insormontabile. Un esito del genere è giuridicamente inaccettabile.

    Pordenone, 05 febbraio 2026

    Avv. Dalila Alati

    FAQ: I Malfunzionamenti Telematici della PA

    Cosa fare se il sito del concorso va in crash l’ultimo giorno?

    È fondamentale raccogliere le prove del disservizio (es. screenshot con data e ora visibili) e inviare immediatamente una PEC all’ente erogatore segnalando il blocco del sistema, per poter poi richiedere la riapertura dei termini.

    Posso fare ricorso se la PA non mi fornisce alternative digitali?

    Sì. Se l’utilizzo esclusivo del canale telematico lede un tuo diritto fondamentale e non vengono previsti sportelli fisici o metodi alternativi (inclusione), il provvedimento di diniego può essere impugnato.

    Affidati a uno Studio Specializzato in Diritto Amministrativo

    Affinché l’innovazione non si trasformi in esclusione, il diritto deve intervenire per riportare il sistema entro i confini della legalità. Se hai subito un pregiudizio a causa dei disservizi della Pubblica Amministrazione digitale, non rassegnarti all’errore della macchina.

    Leggi gli articoli del nostro Blog

    L’acquisto di immobili all’asta si sta affermando come un canale sempre più apprezzato, sia per la convenienza economica — grazie a prezzi competitivi e spese notarili ridotte — sia per l’elevato livello di tutela offerto.
    Contrariamente a quanto si possa pensare, il sistema delle aste giudiziarie è un ingranaggio altamente strutturato. A garantire ordine, trasparenza e legalità lungo tutta la procedura intervengono due figure chiave nominate dal Giudice dell’Esecuzione: il Custode giudiziario e il Delegato alla vendita.

    In questo articolo, lo Studio Legale Alati spiega nel dettaglio come questi professionisti rendono l’investimento immobiliare un percorso sicuro. Chi sono: il Delegato alla Vendita e il Custode Giudiziario ?

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    Il Custode Giudiziario: il punto di riferimento per l’acquirente

    Il custode giudiziario rappresenta il primo interlocutore per chiunque sia interessato a un immobile pignorato. Il suo ruolo non si limita alla mera conservazione del bene, ma è fondamentale per garantire la trasparenza informativa.

    Le sue mansioni principali includono:

    • Conservazione dell’immobile: Assicurarsi che il bene non subisca danni o alterazioni.
    • Gestione delle visite: Organizzare i sopralluoghi, permettendo agli interessati di visionare personalmente l’immobile.

    La possibilità di visitare l’immobile prima dell’asta è un vantaggio concreto spesso sottovalutato. Grazie al lavoro del custode giudiziario, chi partecipa alla gara può valutare consapevolmente lo stato manutentivo del bene, evitando sorprese o incertezze al momento dell’acquisto.

    Il Delegato alla Vendita: la gestione tecnica della procedura

    Mentre il custode si occupa del bene fisico, il delegato alla vendita gestisce la procedura operativa. Solitamente un avvocato, un notaio o un commercialista, il delegato è il presidio tecnico che assicura il corretto svolgimento della gara.

    A lui spettano compiti cruciali quali:

    1. La pubblicazione dell’avviso d’asta.
    2. La raccolta delle offerte e la verifica della loro validità.
    3. La conduzione della gara (oggi sempre più spesso asta telematica).
    4. La cura degli adempimenti post-aggiudicazione fino al decreto di trasferimento.

    Il decreto di trasferimento è l’atto che sancisce il passaggio di proprietà: grazie alla supervisione del delegato, l’acquirente ha la certezza che la vendita si svolga nel pieno rispetto delle norme, senza improvvisazioni..

    Un ulteriore livello di tutela:
    l’Avvocato esperto in aste

    Sebbene delegato alla vendita e custode giudiziario offrano garanzie procedurali, l’acquirente può blindare ulteriormente il proprio investimento facendosi assistere dal proprio avvocato di fiducia.

    L’intervento di un legale esperto in aste immobiliari permette di:

    • Analizzare approfonditamente la perizia e la documentazione.
    • Verificare preventivamente eventuali criticità urbanistiche, fiscali o occupazionali.
    • Ricevere supporto strategico nella formulazione dell’offerta.
    • Essere seguiti in tutti i passaggi burocratici successivi all’aggiudicazione.

    Per chi si avvicina a questo mondo per la prima volta, l’assistenza legale traduce la complessità burocratica in sicurezza e chiarezza.

    Conclusione: un’opportunità trasparente per investitori e famiglie

    Grazie a questa solida architettura professionale — composta da Giudice, custode, delegato e avvocato dell’acquirente — l’acquisto all’asta perde la sua aura di incertezza. Oggi rappresenta una vera opportunità: un mercato trasparente, conveniente e sicuro, finalmente alla portata di famiglie e investitori.

    Catania, 20 Gennaio 2026
    Avv. Rosy Clarissa Rosselli e Avv. Dalila Alati

    FAQ: Delegato alla vendita e Custode giudiziario

    Qual è la differenza tra delegato alla vendita e custode giudiziario?

    Il custode giudiziario si occupa della tutela materiale dell’immobile pignorato e di accompagnare i potenziali acquirenti durante le visite. Il delegato alla vendita, invece, gestisce l’intera procedura tecnico-legale: dalla pubblicazione dell’avviso d’asta, all’apertura delle buste, fino all’aggiudicazione formale.

    Chi paga il compenso del delegato alla vendita e custode giudiziario?

    I compensi di questi professionisti nominati dal Tribunale sono generalmente a carico della procedura esecutiva stessa (vengono cioè trattenuti dalle somme ricavate dalla vendita dell’immobile). L’acquirente non deve pagare parcelle aggiuntive al delegato o al custode.

    Come faccio a contattare il custode per visitare la casa?

    I recapiti del custode giudiziario sono indicati pubblicamente sull’avviso di vendita e sul Portale delle Vendite Pubbliche. Basterà inviare una richiesta formale (spesso tramite l’apposito portale telematico) per concordare la data e l’ora del sopralluogo gratuito.

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    Comunione legale: in due righe

    Quando i coniugi scelgono (o non escludono) la comunione legale dei beni, la regola di base è semplice: tutto ciò che viene acquistato durante il matrimonio entra subito a far parte di un patrimonio comune, al 50% ciascuno, salvo alcune eccezioni (i cosiddetti beni personali).

    Questa è la comunione “classica”, quella che tutti conoscono.

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    Comunione residua: la “sorella nascosta” della comunione legale

    Accanto alla comunione “normale” esiste una parte un po’ più tecnica e meno conosciuta: la comunione residua (o comunione de residuo). In parole semplici:

    • riguarda frutti e proventi personali di ciascun coniuge (ad esempio certi redditi da lavoro o i frutti di beni personali);
    • non entrano subito in comunione, ma solo se, alla fine del regime di comunione, sono ancora lì, non consumati.

    È una sorte di “controllo finale”: se al momento dello scioglimento della comunione il denaro o il credito esiste ancora, entra in comunione e si divide a metà; se è stato legittimamente speso prima, resta personale del coniuge che lo ha percepito.

    Quando diventa importante la comunione residua

    Chiunque abbia tentato di inviare un’istanza telematica in prossimità di una scadenza conosce bene il pLa comunione residua non si vede durante la vita quotidiana del matrimonio: diventa rilevante solo quando la comunione legale si scioglie. Succede, ad esempio, quando:

    • i coniugi si separano e la comunione si scioglie;
    • decidono di passare dalla comunione alla separazione dei beni;
    • intervengono altre cause di scioglimento previste dalla legge (come divorzio senza previa separazione, annullamento, fallimento di un coniuge, ecc.).

    In quel momento si fa una sorta di “fotogramma” del patrimonio di ciascun coniuge: ciò che rientra nella comunione residua entra nel calcolo e si divide in parti uguali.

    Che cosa può finire in comunione residua

    Rientrano nella comunione residua, se ancora esistenti e non consumati quando la comunione si scioglie: i frutti dei beni propri di ciascun coniuge (ad esempio: canoni di locazione di un immobile che è personale di uno solo dei coniugi); i proventi dell’attività separata di ciascun coniuge, como:

    • redditi da lavoro dipendente;
    • redditi da lavoro autonomo o professionale;
    • redditi da attività imprenditoriale svolta personalmente.

    Tipicamente, parliamo di denaro liquido, saldi attivi di conto corrente, e crediti (per esempio compensi professionali maturati e non ancora riscossi). Se queste somme o crediti sono ancora presenti al momento dello scioglimento della comunione, entrano in comunione residua e quindi si dividono a metà.icare i diritti legittimi dell’utente.ome barriera per scaricare sul cittadino le proprie carenze organizzative.

    Posso spendere liberamente i miei redditi?

    Sì, ma con qualche attenzione. La giurisprudenza ha clarified che il coniuge che percepisce tali redditi:

    • può utilizzarli e consumarli liberamente fino allo scioglimento della comunione;
    • non deve però farlo in modo fraudolento, cioè con l’intento di svuotare il patrimonio per non far trovare nulla “a fine rapporto”.

    Se il consumo è normale e giustificato (spese di vita, famiglia, lavoro), ciò che è stato speso non entra in comunione. Se invece il consumo è fraudolento, possono sorgere responsabilità e obblighi di risarcire l’altro coniuge.

    Perché la comunione residua è così importante in concreto

    Quando la comunione legale si scioglie, la comunione residua può incidere molto su:

    • chi ha lavorato di più fuori casa, accumulando redditi, risparmi e crediti;
    • chi ha dedicato più energie alla famiglia, magari rinunciando a una piena carriera lavorativa.

    La comunione residua è uno strumento che, se correttamente applicato, contribuisce a riequilibrare la situazione finale; evita che uno solo dei coniugi si ritrovi con tutto il “tesoretto” accumulato con redditi personali, mentre l’altro resta del tutto scoperto. Per questo, capire quali somme rientrano o meno in comunione residua è fondamentale quando si affrontano:

    • una separazione;
    • un divorzio;
    • un cambio di regime patrimoniale tra coniugi.

    In sintesi: comunione residua in poche parole

    Nel regime di comunione legale, la comunione residua è l’insieme dei frutti dei beni propri di ciascun coniuge e dei proventi della sua attività separata che non entrano subito nella comunione, ma vi cadono solo se, al momento dello scioglimento della comunione legale, sono ancora esistenti e non consumati.
    Alla fine, quando la comunione si scioglie, si guarda se esistono ancora somme di denaro o crediti riconducibili a questi frutti e proventi: se ci sono, diventano beni comuni e si dividono a metà; se sono stati legittimamente speso prima, non entrano in comunione.

    Hai dubbi sulla tua situazione? Meglio chiarirli prima che… “alla fine dei conti”

    Ogni storia familiare ed economica è diversa: conti correnti, risparmi, crediti professionali, affitti, passaggi di regime patrimoniale… sono tutti elementi che vanno analizzati con attenzione per evitare sorprese, rischi ed errori al momento dello scioglimento della comunione.
    Per una valutazione chiara e su misura del tuo caso, puoi rivolgerti allo Studio legale avv. Dalila Alati: ti aiuteremo a capire quali beni possono rientrare in comunione residua, come tutelarti al meglio e quali scelte compiere oggi per non trovarti domani con conti che non tornano. Contattaci per tutte le consulenze del caso e per ogni valutazione indispensabile per evitare rischi ed errori… meglio una chiacchierata in studio oggi che una brutta sorpresa domani!

    Pordenone, 05 febbraio 2026

    Avv. Dalila Alati

    FAQ: La Comunione Residua dei Beni

    I saldi attivi del conto corrente rientrano nella comunione residua?

    Sì. I risparmi accumulati sul conto corrente bancario o postale derivanti dall’attività lavorativa separata di un coniuge, se ancora esistenti al momento dello scioglimento del matrimonio, cadono in comunione residua e vanno divisi al 50%.

    Cosa succede se un coniuge svuota il conto prima della separazione?

    Se il denaro viene speso per i bisogni della famiglia o della professione, l’atto è legittimo. Se invece il prelievo o il trasferimento di fondi è effettuato in modo fraudolento per sottrarlo alla divisione, sorgono precisi obblighi di risarcimento a tutela dell’altro coniuge.

    La comunione residua si applica anche a chi si sposa in separazione dei beni?

    No. La comunione residua è una sottocategoria tecnica che si applica esclusivamente ai coniugi che si trovano (o che non hanno escluso) il regime patrimoniale di comunione legale dei beni.